— Va bene, non importa, prendo una boccata d’aria.

— Senta — balbettava il buon Giuseppe, inchiodato presso al camino: — vado io, se mai... Che diavolo! Però si guardi, neh! Sor padrone? Signor Roberto? Aspetti un momento; mi faccia il piacere... Oh santo Dio!

La notte era serena, l’aria sottile; dove batteva la luna, ogni cosa si poteva distinguere quasi come di giorno.

Una forma femminile andava lentamente verso il portone.

Roberto chiamò due volte: — Giovanna? Giovanna? — benchè non riconoscesse nè il portamento nè la statura.

Invece di rispondere o di fermarsi, la figura affrettò il passo, entrò nell’ombra, disparve sotto la tettoia.

Passarono alcuni momenti.

— Tadò, qua! — disse Roberto.

Il cane gli corse alle gambe con un mugolio flebile, che somigliava al gemere d’una persona.

— Su! Vieni, andiamo dietro al fantasma... Vieni, Tadò, vieni...