— So che vuol farvi sposare un uomo a cui non volete bene.

— Non basta, non basta!

— E che l’ha maledettamente con me.

— Ecco.

— Ci parleremo, ci spiegheremo.

— Dio faccia che non s’incontri con lui!

— Diamine, che cosa mi dite!

— Parlo sul serio. Voglia Dio che non si vedano più! Mio padre è buono, ha buon cuore, ma è fisso fisso nelle sue idee. Ora poi si è scaldata la testa. Anime nere, maldicenti ce n’è da per tutto. Un non so chi gli ha dato a intendere che io... e che lei... Non posso dirlo, non posso dirlo! Ho già dette tante cose inutili, tante cose cattive, che forse sono peccati. Ho parlato troppo: si vede che non ho più senso di nulla. È uno sgomento. È una gran tribolazione. Mi lasci qui. Torni indietro. Vada via, vada via, vada via, per amore del cielo!

Così detto, si lasciò andare sul ciglione della strada, accanto a un grosso tronco; e, appoggiata a quello la testa, cominciò a piangere a calde lagrime.

Roberto aveva provato un’insolita e fortissima commozione, credendo riconoscere in quella voce, piena d’angoscia e di smarrimento, il suono vero della passione. E adesso che doveva fare? Rispondere abbandonatamente, lì per lì?... Differire, temporeggiare?... Prese a lottare, a lottare per riacquistare la calma, il raziocinio, per trovare quei capi, quei punti che potevano guidarlo a ben giudicare quanto avveniva.