— Susanna! Non v’accorate; a tutto si trova rimedio, a tutto...
Ella si riscosse e alzò la faccia: non discerneva nulla per la velatura del pianto.
— Susanna! Parlate ancora. Dite su... Quando avete cominciato a pensare a me?
— Subito.
— Subito? Cioè?
— Subito dopo il suo arrivo.
— Oh!... Ditemi tutto.
— Non posso, ora non posso!
— Perchè?... Mentre siamo soli, mentre siamo tranquilli... Fatevi animo, fatevi forza.
— Dunque sì... dopo il suo arrivo. Una mattina lei è venuto in paese. Ero in casa di mia cugina: l’ho visto passare e ripassare sotto le finestre... Non si è accorto di nulla, ma io... E basta. Oggi com’oggi non capisco ancora bene quello che mi è accaduto. Una disgrazia, una pazzia, una vergogna... il più gran castigo che Dio possa dare a una povera ragazza. Ecco. E basta, e basta. Adesso mi trovo persa. Vede? Parlo senza rispetto, senza ritegno. È così. Oramai è bell’e finita, non si torna addietro... Sicchè dunque... E lei non pensi più a me... Voglio dire: dimentichi tutto, dimentichi tutto, per i suoi poveri morti!