— Ancora una parola!

— Oh Signore!... Con questo coltello che ho nell’anima! E poi, se non la trovo la parola che significa quello che sento! Se non la trovo!

Questo fu detto con un accento quasi disperato. Roberto, vinto, tacque e le sedette accanto.

Tadò, ch’era corso avanti, tornò e si coricò ai loro piedi.

L’ora era tarda; la notte quieta; la pace delle cose sacra e profonda.

Roberto si sentiva come tramutato in un mondo diverso; non aveva più nessuna memoria del passato, più nessuna idea dell’avvenire.

Ma come gli si snebbiò la mente, ricominciò a parlare a Susanna, ora a modo di chi supplica, ora con frasi tronche, veementi, frammettendo dolcissimi nomi di amore; e alla fine, smarrito di nuovo ogni lume, le cinse la vita con un braccio e appressò le labbra al suo viso.

L’atto fu pronto, ma non colse il segno: poichè essa si voltò ratta, ed egli non sfiorò che i capelli...

Nè l’uno nè l’altra badavano al cane che ringhiava stizzosamente.

— Bravi! — disse tutt’a un tratto una voce secca e vibrata.