— Stanotte ti sarai divertito?
— All’Accademia?... No.
— Come no? È stato un gran bel ballo! Io sono rimasto quasi sino alla fine. E anche tu, se non isbaglio?
Raimondi non rispose: guardava fissamente Caimi, come per leggergli nel pensiero. Questi non badava a lui: aveva raccolto fogli, stampe, disegni sparsi sulla tavola e li ordinava dentro una cartella. Vi fu un silenzio che si prolungò, divenne fastidioso. Il giovane signore si accostò all’artista in atto di prender congedo.
— Te ne vai? — disse Caimi, tiepidamente.
— Me ne vado.
— Dunque... a rivederci.
E si strinsero la mano. Raimondi fece alcuni passi, poi si fermò.
— Ero venuto per chiederti un favore — diss’egli piano; — ma vedo che non è il momento.
Caimi, rivolto a lui, aspettava che si spiegasse. Raimondi aperse le labbra, poi accennò che non poteva, e barcollò leggermente.