— Scusi — disse accostandosi un vecchio, che aveva sulla schiena un vistoso rilievo: — chi cerca? Il portinaio sono io.

— Cerco... cerco il signor Enrico Raimondi.

— Ah!... Ma il signor Raimondi non sta più qui. È al camposanto da quindici giorni. Non lo sapeva? Possibile che non lo sapesse? Oh questa è bella! Eppure l’hanno messo sulla gazzetta. Si figuri un po’ se non l’hanno messo! Mettono tutti quelli che muoiono, ricchi e poveri, grandi e piccini... — S’interruppe per rivolgersi ad una donnetta di mezza età, che passava con una sporta. — Sora Zita, ha sentito? Questo signore vorrebbe parlare col signor Raimondi!

— Oh! — fece colei, fermandosi su due piedi. — Ma guardi! Vorrebbe parlargli, e lui non c’è più. Se n’è proprio andato, sa. La mattina del 5, entrando nella stanza per svegliarlo, Tom l’ha trovato freddo. Tom era il suo domestico. Lo chiamano tutti così, ma il suo vero nome è Tomaso, Tomaso Poirino...

— E poi? — disse Caimi, che avrebbe voluto incalzare di domande quei due e non poteva quasi fiatare.

— Eh! — riprese il portinaio. — Tom è uscito sulla scala ed ha chiesto aiuto. Io sono salito subito...

— E che cosa avete visto?

— Ho visto... quello che aveva già visto Tom. Dopo sono corso in farmacia a cercare un medico.

— E il medico?

— Ha trovato che non c’era più niente da fare.