— Mi pare che n’abbia fatti parecchi — soggiunse Ricolfi. — Bene, bene...
Lo guardavano tutti e due fissamente, sbalorditi e contristati. Dopo qualche altra fredda parola lo lasciarono solo. Allora Caimi si mosse. girellò un momento qua e là, giunse davanti al quadro. Come l’aveva ridotto! Perchè? Non sapeva. Non sapeva più nulla, adesso. Una voce gli diceva nel cuore: — Ecco, questa era l’opera tua più eccellente... Tu non salirai mai più a simile altezza, mai più! — A un tratto grosse lagrime amare gli oscurarono davanti ed intorno ogni cosa; e poichè aveva ancora in mano la piccola lama appuntata, stese il braccio, la piantò nella tela e cominciò a squarciare senza pietà.
L’ENIGMA
Ero al Circolo, nella sala detta degli Artisti; stavo sfogliando l’ultimo volume dell’Art pour tous, e prendevo di tanto in tanto qualche noterella.
L’amico Palmieri entrò e mi venne accanto.
— Cosa guardi di bello? Ah! l’Art. Un’ottima pubblicazione, non è vero? Sono abbonato da anni.
Si mise a sedere vicino a me, in capo alla tavola, e sbadigliò mollemente.
— E dunque, — gli dissi, — hai fatto qualche nuovo acquisto?
— No — rispose Palmieri freddamente: — per il momento non faccio acquisti.
— E come mai?