— Non faccio acquisti; non compro più arazzi, nè quadri, nè stampe... sopra tutto non voglio più mobili.

— Oh! e perchè?

— Perchè non ho più chi sappia nè riparare nè restaurare.

Carlo Palmieri è un signore molto per bene, di antica e ricca famiglia, amantissimo delle Belle Arti; tutto ciò che ad esse si riferisce gli sta tanto a cuore che la sua palazzina è un modello di buon gusto; ma... è pure un raccoglitore; a mio parere, il tipo del raccoglitore di anticaglie, vale a dire l’uomo più geloso, ombroso e mutabile del mondo: ora gioviale, espansivo, ora nero come un calabrone; oggi disposto a mostrare tutti i suoi tesori a chiunque ne lo richieda, domani pronto a negare l’adito in casa sua a un potentato, a un imperatore.

Restò pensoso un momento, poi ripigliò:

— Si ripara una cosa raccomodandola, ridandole alla meglio l’apparenza di prima; si restaura rinnovandola in parte, rendendole lustro, forza e vita... Senti, tu non hai conosciuto Marco Bonadeo?

Accennai di no.

— Volevo ben dire! Tu non vieni mai a trovarmi e quindi non sai... Quello era un bravo restauratore! Rispettava sempre religiosamente le parti sane, prendeva tutte le cautele per rifare le guaste: legno vecchio, ma non tarlato, per poter intagliare con finezza figure, ornati, caratteri, qualunque sia disegno; quando il lavoro era compiuto, simulava qua e là qualche bucherello, ristuccato con cura, ma in modo che si vedesse; lasciava che i metalli si ossidassero, acquistassero quel velamento naturale che il tempo imprime sulle pitture, sulle medaglie, su tante altre cose, e che chiamasi patina; poi li ripuliva o non li ripuliva, secondo i casi. Insomma, nelle sue mani ogni rifacimento prendeva subito magicamente l’antico. E che imitatore prodigioso! Sto per dire che avrebbe potuto emulare il sarto cinese.

Mi lesse in viso ch’io non sapevo la storia del sarto cinese, e proseguì piacevolmente:

— Un ufficiale della nostra marina, trovandosi in non so che porto del Celeste Impero, macchiò d’olio o d’untume certi calzoni che gli stavano a pennello, e questo proprio alla vigilia d’un ricevimento solenne o d’una parata. Che fare? Manda in tutta fretta per un sarto e glie ne commette un altro paio, raccomandando la più scrupolosa esattezza. Il buon cinese si mette una mano al petto, fa un profondo inchino, e se ne va. La mattina dopo, l’ufficiale aveva due paia di calzoni talmente uguali che non distingueva più i vecchi dai nuovi: la stoffa, il taglio, la misura, le macchie, tutto a puntino. Era uno stupore a vedersi!