— Sarà benissimo.
— E viene qui spesso?
— L’uomo? No signore.
— La ragazza, la ragazza!
— La ragazza sì, di tanto in tanto, a vendere le trote.
— Basta, va pure.
Il servitore ritornò in cucina. Roberto continuò a centellare il suo caffè e latte con gli occhi sul giornale. — Dunque la figlia di Michele veniva al Fortino? Be’, questa era una cosa semplice e ovvia, non c’era da farsene maraviglia... Quella mattina aveva domandato di lui? Sì, ma come? Incidentalmente, mentre spacciava i suoi pesci? Oppure era venuta apposta per sapere com’egli avesse compiuta la gita?... E se mai, era il padre che l’aveva mandata? O non aveva invece ubbidito a un impulso pietoso e gentile?
Giuseppe poi l’aveva chiamata bella. Così per modo di parlare? O perchè era tale davvero?
Tutto questo avrebbe voluto sapere, ma non parendogli conveniente richiamare e interrogare il servitore, guardava fissamente in un punto, e or sorrideva, ora aggrottava le ciglia e increspava la fronte, come chi agita nella mente diversi pensieri.
Intanto Tadò ustolava a destra; la gatta miagolava a sinistra; le galline giravano intorno irrequiete, allungando il collo e arruffando le piume.