Roberto, a sua volta, gli restituì lo schioppo: poi si guardarono in viso sorridendo, come per confermare la conoscenza.

— Dunque è andata bene? — riprese il chiattaiuolo. — Nessun affronto, nessun dispiacere...

— Niente! — esclamò Roberto. — Non ho visto un’anima. Del resto ero pronto. In grazia vostra...

— Stamattina — interruppe Michele, dopo aver appoggiato lo schioppo a un tronco, — sono passati di qui i carabinieri. Non erano ancora le sei. Io ero seduto là su quell’arginetto e rassettavo un bertovello. Il maresciallo mi vede e mi dice: — Notizie? — Rispondo: — Dove volete che vada a pescarle? Datemene voi, se ne avete. — Ma che le pare? Faccio il chiattaiuolo, io; non la spia e neanche lo sbirro. I birboni tocca a loro a scovarli, che Sua Maestà li paga proprio per questo.

Roberto squadrava il chiattaiuolo e diceva tra sè: — Veste pulitamente, ma nè più nè meno come gli altri campagnuoli: posso, senza soggezione, offrirgli denaro per comprar reti da pesca, munizione da caccia o che altro gli sarà più di piacere.

— Ora — — continuò forte, — mi dovete dire se posso far qualche cosa per voi, qualche cosetta. Parlate pure.

Michele lo considerò un momento e tentennò il capo.

— Scusate — soggiunse Roberto, — ma non avreste per caso un impegno, un debituccio che vi scomoda pagare? Convengo che la domanda è un poco indiscreta...

— Dovevo quindici lire allo speziale di Casaletto e gliele ho date ieri mattina.

— Bene, tanto meglio. Io però non posso dir così. Io ho un obbligo con voi; un obbligo grosso... Posso quasi dire che vi devo la vita.