A queste parole Michele dette in una gran risata.
— Ci vuol altro! Ci vuol altro! Tiri via, non dica fandonie, per carità... La ringrazio tanto, ma... Hm! con l’aiuto di Dio mi guadagno il pane lavorando, e non ho mai chiesto un soldo a nessuno.
Roberto, un po’ sconcertato, volle scusarsi dicendo che non pretendeva di fargli l’elemosina, nè voleva sapere dei fatti suoi, ma il chiattaiuolo alzò la voce:
— Finiamola con queste storie! Sì signore, vivo nei boschi come un orso, ma conosco i miei doveri verso Dio, verso il prossimo e verso me stesso. Dunque non occorre altro.
Vi fu un silenzio. Roberto teneva la mano in tasca e palpava la scatoletta destinata alla ragazza.
— E vostra figlia? — diss’egli finalmente. — Che fa di bello vostra figlia?
— È andata a Riverasco a far le provviste. Qui, come lei vede, non ci sono botteghe e mangiare bisogna.
— Non avete paura che s’incontri nel Calabrese?
Michele pensò un poco, poi contrasse le sopracciglia, dando ai suoi occhi chiari una molto fiera guardatura.
— Il Calabrese sa che Susanna è mia figlia — diss’egli, — e che con me non si scherza.