— Bisogna che ci sia la calamita da questa parte! — disse tra sè. — Gira di qua, gira di là, vengo sempre a finir qui... Oggi però lascierò stare Michele; non mi avvicinerò nemmeno alla chiatta; cercherò solo un po’ d’acqua chiara...
E andò verso i pioppi.
Vi arrivò tutto molle di sudore. Tadò, che era corso avanti, si tuffò, traversò, s’arrampicò sull’altra riva; e, sentendo la passata di qualche animale, s’allontanò frugolando tra i cespugli.
— E perchè non farei anch’io un buon bagno? — pensò Roberto. — Come mai non mi è venuto in mente di mandare al diavolo la tinozza di latta e procurarmi tutti i giorni questo igienico ed onesto piacere?... Oggi però non mi sento ben disposto, comincierò domani. Domani provvederò le cose occorrenti, e cercherò un altro luogo: qui c’è poco fondo e troppi ciottoli... Un altro luogo anche più riposto e solitario: vedo lì un viottolino che mi pare assai ben battuto, e non vorrei essere disturbato durante i miei diguazzamenti.
Il viottolino faceva capo a una pozza, nel cui fondo si vedeva scappar fuori, lateralmente dal terreno, una pura e vigorosa scaturigine; la quale, nascondendosi prima sotto un fitto tappeto di crescione, poi riversandosi per un fossatello, andava a sgorgare nel torrente.
Roberto s’ingegnò di attinger l’acqua con una vecchia busta che aveva in tasca: la busta s’immollò e si ruppe; cercò di raccoglierla nella mano: l’acqua spariva tra le dita; volle gettarsene in bocca, come aveva visto fare ai contadini: non riuscì che a inumidirsi scarsamente le labbra e ad annaffiare copiosamente il panciotto.
Perduta ogni speranza di spegnere interamente la sete, andò a gettarsi nell’erba alta e folta, là dove l’ombra gli pareva più opaca. Il sito era ameno e quieto; dalla corrente saliva come un alito refrigerante; egli respirava e si riaveva.
Due cutrettole, che seguivano a sbalzi il filo dell’acqua, si posarono sur una lunga lingua arenosa, e cominciarono a correre su e giù agili e vispe.
Ma dopo un momento, appena preso possesso del luogo, cessarono di mover la coda, rimasero immobili e come imbalsamate, poi: gui gui guit, si dileguarono in un battibaleno.
Roberto voltò la testa per conoscere la cagione del loro spavento, e vide che non era più solo.