— Dunque? — disse Roberto, dopo aver fatto cenno al servitore che se ne andasse. — Cosa vi pare?
— Roba vecchia — mormorò il maestro, — roba veneranda.
— Il turacciolo è sano — osservò l’oste.
— Sanissimo — confermò il segretario. — Ma non si può giudicare senza assaggiare. Un cavatappi, presto!
— Un momento, un momento! — esclamò Roberto, mettendosi a sedere. — La provenienza, per bacco! Non volete sapere donde provengono? È una cosa curiosa. State a sentire. Stamane, uno degli uomini che adesso stanno riattando la mia cantina, mi venne ad avvisare che in un certo punto il muro pareva molto leggiero. Andai a vedere. Infatti i colpi di martello suonavano come su corpo vuoto. Io pensavo: che sarà? Il capomaestro, il fittaiuolo, i muratori, i contadini, chi diceva una cosa, chi ne diceva un’altra. Alla fine cadde un mattone, si trovò un vano, e in fondo al vano queste due vecchiette.
Galosso e Tomatis guardavano intentamente Baino, che lavorava col cavatappi. Lucia aveva già portato i bicchieri.
— Attenti! — disse Tomatis, tenendo una mano in aria con le dita tese e allargate, — Adesso vedremo con chi abbiamo da fare...
L’oste mescè bellamente un liquido chiaro e scolorito, che parve anche privo d’ogni forza e d’ogni aroma.
— Ehm! — fece Galosso, dopo averlo odorato. — Ma sarà poi vino?
— E cosa volete che sia? — disse Baino.