— Anch’io, per diana! — gridò l’oste, servendo intorno.
Quando la prima bottiglia fu vuota, Roberto accennò a Baino di sturare la seconda. E seguitarono a mescere e rimescere senza verun riguardo. Parlavano tutti insieme; andavano tutti d’accordo nel lodare il buon liquore; e tutti, chi più chi meno, cominciavano ad avvertire i primi sintomi dell’ebrietà. Ma era una ebrietà lene e gentile. Il liquido sottile mordeva e blandiva il palato; bruciava e lusingava la gola; ungeva, a guisa d’olio finissimo, i perni e le girelle del pensiero; moveva il meccanismo della parola; diffondeva per tutte le fibre uno spirito arcano. E l’anima anch’essa godeva come il corpo: partecipando ai suoi moti, alle sue vibrazioni, ai suoi scatti; si alleggeriva, si aggrandiva, s’infervorava; e tutto questo era delizioso oltre ogni dire.
Tomatis, di sua natura assai posato e flemmatico, si ringalluzzì tutto e acquistò una parlantina viva e simpatica.
Galosso, di maniere così bisbetiche e d’indole tanto burbera che in paese gli avevano messo il soprannome di Pietro-Muso, si addolcì, si esilarò, e cominciò anche lui a chiacchierare come una donnicciuola e a gesticolare come un burattino.
Baino, un omaccio con cui non sempre si poteva discorrere, cianciava, gestiva, beveva con un garbo molle e riposato, che aveva un non so che d’infantile.
Roberto, alla cortesia e benignità naturali, aggiungeva quella sera una longanimità, una pazienza mirabile: dava retta a tutti, sorrideva di tutto, tollerava modi insolitamente famigliari; e non mostrava d’accorgersi che mani indiscrete e d’una nettezza un po’ dubbia si posavano a ogni momento sulle sue, e gli palpavano le braccia, e gli brancicavano i panni.
— Viva il signor Duc! — esclamava Baino, ex-soldato e patriotta. — E viva l’Italia!
— Viva il signor Duc e viva il suo vino! — diceva invece Galosso, con gli occhi scintillanti e la faccia piena di contrazioni gioiose.
— Ecco — così ragionava Tomatis, alzando il bicchiere e opponendolo al lume: — chi volesse parlare un po’ bene, dovrebbe dire che il signor Duc ha ritrovato il nettare, cioè il vino scelto, il vino di bottiglia, lo sciampagna di Giove e degli altri Dei!... Ma più che un vino, io credo che noi stiamo bevendo un... un... Eh, giurabbacco, aiutatemi voi! Signor Duc, mi raccomando: lei le sa queste cose. Noi stiamo bevendo un...?
Roberto si strinse nelle spalle.