— Senta — ripigliò il contadino, con un sorriso tra timido e fine: — il suo babbo, buon’anima, veniva a Casaletto tre o quattro volte al mese, in qualunque stagione, piovesse o nevicasse. Era nostro consigliere, e son certo che non ha mancato a una seduta in quindici anni. Morto lui, abbiamo nominato lei, come era naturale. Ma lei... lei non s’è mai fatto vivo. Io ho sempre detto e sostenuto che la lettera di partecipazione era andata perduta; ma gli altri... a dirla schietta... Parlo dei più insolenti, dei più screanzati...
Roberto si sentì venire le fiamme al viso.
— No, no — diss’egli — ho ricevuta la lettera, l’ho ricevuta subito. Prima di accettare la carica, volevo pensarci su... E poi speravo anche di poter dare una scappata e ringraziare a voce. Ho indugiato, ho indugiato, e alla fine... Insomma ho torto; è stata una dimenticanza imperdonabile. Tu hai difeso una causa sballata, caro il mio Rocco! Ti ringrazio e t’incarico formalmente di far le mie scuse.
— Volentieri. E a chi le devo fare?
— Al sindaco, ai consiglieri, so assai!
— Il nostro sindaco è Tonio Luvotto, assessori Rattonero e Garzino.
— Benissimo. Farai le mie scuse a questi bravi signori.
— Se avrò occasione di vederli, eh?
— Naturalmente.
— Torniamo a noi: quando ci onorerà di una sua visita? Risoluzione!