La caccia era aperta.

In alto passavano ad ali tese piccole ombre spaventate e fuggenti; altre si spiccavano dagli alberi, frullavano dai cespugli, schizzavano fuori dai solchi.

I cacciatori, a brigatelle, a coppie, o soli, tenevano dietro studiosamente ai loro bracchi, con gli schioppi in pronto.

Il chiarore andava gradatamente crescendo; e alla fine il sole si affacciò all’orizzonte, sfavillante e maestoso, e prese a salire nell’aria pura, sulla distesa dei campi luccicanti di rugiada. La piena luce raddoppiò l’alacrità degli uomini, l’ardore e la ferocia dei cani: si udivano chiamate, fischi, latrati, guaiti, mille voci confuse e indistinte; le schioppettate spesseggiavano, il selvaggiume cadeva o s’involava.

Ma il cielo si faceva smagliante, i raggi cocenti. Via via che il caldo diveniva più intenso, i cacciatori s’inoltravano nei boschi, entravano nelle cascine, nei casolari, cercavano le osterie.

Gli spari diradarono, e verso mezzogiorno cessarono affatto.

I poveri animali che vagolavano sgominati nei campi di stoppie, di trifoglio, di granturco, si posavano, si raccoglievano, si rintanavano; credevano ritornata la pace, e quella non era che un’effimera tregua; credevano l’aspra persecuzione finita, e, ahimè, non faceva che incominciare!

Roberto, uscito di buonissima ora con Giacomo e Tadò, tornò a casa verso le undici con due misere quaglie nella carniera, affamato, assetato e tutto molle di sudore e di guazza.

— Grazie tante — rispose a Giacomo, che gli domandava se volesse cacciare ancora dopo pranzo; — ne ho avuto abbastanza. Va tu, se vuoi, e buon divertimento.

A vero dire egli non aveva mai sentita una gran passione per la caccia: buon esercizio, bel passatempo, ma che non meritava nè diligenza nè fatica. Eh no, non metteva conto di alzarsi sulla prim’alba, e camminare ore ed ore attraverso i solchi, sotto la sferza del sole, per far barbaramente la guerra alle più timide ed innocue bestiole di questo mondo! Innocue? Utili, utili, anzi utilissime, perchè assidue distruggitrici d’insetti. Sicuro! Si ricordava di aver letto, non sapeva più se in un libro o in un giornale, che l’autorità avrebbe dovuto proibire assolutamente la caccia delle quaglie, poichè ognuna di esse vale non meno di cinquanta lire, chè appunto di tanto fa aumentar la raccolta con la sua presenza nei campi. Egli ne aveva preso una coppia, dato all’agricoltura un danno di cento lire: per quel giorno bastava.