— Stavo in pena per lui, ecco — ripigliò Giovanna. — Stavo in pena per questo mammalucco. Adesso mi passa, ma che spavento!... Sapete che son dovuta andare a Casaletto per parlare al mugnaio? Bene; dopo sbrigata la faccenda, mi sono fermata un momentino in piazza con la Marconetta, la Boscarina e Menica Gorla. È così che ho visto passare prima il medico tutto frettoloso, poi il parroco tutto scombussolato. Si seppe subito che correvano ad assistere un cacciatore che si era fatto male in mezzo alla campagna. Lì su quel subito non pensai a niente, ma appena per istrada mi ricordai... Ohi! ohi! quando sono uscita Giacomo voleva andare all’aspetto dei colombacci nel boschetto del Bricco. Sarà andato? Se il moribondo fosse lui? Il dottore e il prete correvano giust’appunto da quella parte... Maria Santissima! Che spavento ho avuto!

— Ma no! — disse Giacomo con un’alzata di spalla. — Prima di tutto ho cambiato idea, e poi... e poi non bisogna aver paura. Certe cose accadono solamente a chi non sa maneggiar l’arma.

— Ma cosa vai cercando? — esclamò Rocco. — Se non sai ancora chi sia il ferito. Giuraddiana!

— Eh, lo immagino! Qualche cacciatore di fuorivia. Tutta gente malpratica...

— E batti lì! Se ti dico... aspetta almeno d’aver sentito il nome...

Allora Felice si offrì di dare una corsa fino al paese per raccogliere informazioni, ma suo padre lo mandò invece a condurre le bestie alla pastura.

Roberto tornò nello studio. Quand’ebbe finito di scrivere, alzò gli occhi verso l’occidente e vide ch’era ormai tardi per andare alla chiatta. Aspettò con impazienza che la cena fosse all’ordine, poi mangiò svogliatamente, rifiutò il caffè, e uscì in fretta e in furia, quasi temesse di mancare ad un appuntamento.

Camminando verso Casaletto, sentiva le ossa gravi e fiaccate dallo strapazzo di quella mattina, e per giunta un fastidio, un’inquietudine, un’apprensione ch’egli attribuiva semplicemente alla lettera di Lorenzati.

— Che rompiscatole! Mi ha guastata tutta la giornata. Eh, ma gli ho scritto di buon inchiostro... E se non basta, riscriverò.

Il vecchio castello di Casaletto torreggiava là a sinistra, tramezzo agli alberi frondosi. La spera del sole rimaneva già dietro: così era tutto contornato da una gran luce vaporosa, che talora con vivissimi raggi penetrava per le feritoie e per le fessure dei muri diruti.