Roberto guardava con la testa per aria, e non si accorgeva che Galosso e Tomatis gli venivano incontro parlando e gesticolando. Quando furono poco distanti, si fermarono e lo salutarono con voce sommessa e in aria compunta.
— Lei sa già tutto? — disse poi il maestro, accostandosi.
— Vi ripeto che non sa niente! — brontolò il segretario.
— Sa già tutto, vi dico; io giudico dalla cera.
— So che è accaduta una disgrazia — disse Roberto.
— Vedete! — esclamò Tomatis trionfante, rivolgendosi all’amico.
— Ma non so chi sia il ferito — soggiunse Roberto.
— Il ferito? — gridò Tomatis. — Poveri noi! Dica pure il morto. Da prima era corsa voce che Baino fosse soltanto ferito, ma poi...
— Baino!? — esclamò Roberto colpito. — L’oste del Cavallo Grigio? Dio santo! ma come mai...
— Baino, Baino, Baino — ripeteva il maestro. — Il nostro povero Baldassare... stamattina... s’è ammazzato stamattina...