— Ma come! Parte? Va lontano?

— Può darsi ch’io debba andare a Torino... Dico: può darsi. Non so ancor niente. Vedrò quando sarò a Bornengo... Fa presto, sbrigati!

Giuseppe andò, tornò in un battibaleno, e prese posto accanto al padrone.

La strada era spietatamente inondata dal sole; a ogni buffo di vento la polvere si sollevava in nuvoli enormi. A quell’ora più nessuno andava al mercato; qualcuno già ne tornava. Per la vasta campagna si udivano a tratti voci lontane lontane e onde di suoni non bene espressi, che per Roberto non avevano nulla d’allegro. Egli si sentiva fortemente inclinato a veder tutto nero. Gli pareva che la vita sana, florida, lieta dei primi giorni, si fosse oramai cambiata in una inerte e noiosa vegetazione. Folate di memorie confuse, strani fantasmi pieni di malizia e di lusinghe, passavano per il suo spirito, glielo turbavano, gliel’accendevano, suscitando mille desideri torbidi e indeterminati. Oh! non vedeva il momento di lasciare quei luoghi!

Toccava spesso e stizzosamente il cavallo, ma entrando nell’abitato e tra la folla, gli convenne metterlo al passo.

Andando avanti, crebbe ancora l’incomodo, la strettezza della gente adunata: talchè, arrivato sulla piazza dov’era il mercato delle granaglie, gli bisognò tirarsi da parte e fermare, per lasciar passare quattro carri pieni di sacchi.

Dietro ai carri, a qualche distanza, si avanzava un baroccio guidato da un vecchio; vi erano dentro alcune donne, tra queste Susanna.

Roberto la ravvisò, la salutò. La fanciulla rispose in fretta, arrossendo leggermente, poi continuò a dare ascolto a una delle sue compagne. Ma nel vero momento in cui il baroccio passava rasente al calessino, ella si voltò ancora, scorse la valigetta sulle ginocchia di Giuseppe, e il colore le fuggì dal viso.

Roberto se ne avvide, notò pure la rapida espressione di pena che accompagnava quella pallidezza, comprese o credette di comprendere, e si sentì balzare il cuore.

— Ah! ah! — fece egli tra sè. — Dunque ti dispiace ch’io vada via? Bene, bene... Ma oramai è troppo tardi. È deciso che la cosa debba esser così... Penso ai casi miei, io.