XIX.

Il maestro Tomatis entrò nel cortile, lo traversò rapidamente e bussò alla porta del palazzetto.

— Vengo! — gridò Giuseppe dalla cucina.

Tomatis si levò il cappello, si asciugò il cranio col fazzoletto, diede una lunga, una gagliarda soffiata.

— Lei qui? — disse il servitore affacciandosi. — A quest’ora bruciata!

— Vorrei dire una parola al padrone.

— Dunque sa già che è arrivato?

— Non sapevo nemmeno che fosse partito.

— Davvero? Ebbene sì. Domenica mattina gli è venuto lo schiribizzo di andar a passare una settimana in montagna. Dunque non lo aspettavo che sabato sera, invece... Oggi è mercoledì, non è vero?

— Mercoledì o giovedì... Non so più niente; non ho più testa... Basta, son contento che sia tornato. Posso vederlo?