— Credo di sì. È arrivato a mezzodì, si è mutato da capo a piedi, ha desinato, poi è andato un po’ a riposare; ma a quest’ora deve aver fatto il suo sonno. Ehee!... Sente? Vien giù adesso. Ecco qui il suo battistrada.
Tomatis si voltò verso la scala. Tadò scendeva a precipizio, fremendo d’impazienza come al solito. Roberto comparve sul pianerottolo, vide il maestro e gli fece un grazioso saluto.
— Oh, sor Tomatis, che buon vento...
— Buono no! buono no! — brontolò Tomatis, con una crollata di capo.
— Cosa c’è?
— Galosso è a letto, e desidera una sua visita.
— Galosso a letto?!
— Già, da due giorni; ci si è messo dopo una mancanza, una specie di svenimento che lo ha fatto cadere lungo e disteso davanti alla bottega dello speziale. La prima notte è stata cattiva, la seconda pessima; si buttava giù, voleva fuggire, e diceva cose di fuoco, cose da indemoniato, cose che io...
— E che dice il medico?
— Febbre tifoidea benigna.