Maur. Non posso più... Ho consumato in un’ora quanto doveva durare degli anni... Ho tutto fatto, tutto provato, tutto. Non bisogna darla la prova dell’amore, perchè l’amore se ne va, se ne va, se ne va.
Paola (con passione). Senti, senti... vieni qui, siedi qui... ancora. Non pensare, non pensare. Non pensiamo per ora... Domani poi, adesso dimentica. Me lo dicevi anche tu, quando ti resistevo: — lascia, lascia, non pensare, dimentica. — Così mi parlavi. Ebbene sono io che lo ripeto a te. Guardami: sono bella, sono tua e voglio consolarti dei tuoi dolori, voglio cancellare i tuoi pensieri, cacciarli via tutti, e rimanere io sola, sola nell’anima tua. Domani avrai tempo; domani assisterai ai tuoi proprii dolori... Ora no; voglio la dimenticanza, il sonno, morire d’amore... Maurizio... come sei, come sei! Sei gelato.
Maur. Lasciami, te ne prego. Vedi come sono, in che stato... Non puoi credere il male che mi fai rimanendo. Domani, chi sa... Verrò io... Ma adesso non so, non so nulla. Non provo che un bisogno immenso di esser solo (amaramente). Ah non mi ucciderò! Va: (dolcemente). Lasciami, lasciami, vuoi?
Paola (con forza). Domani ti vedo?
Maur. Sì, sì, sì (le mette il mantello). Ecco, così. Come sei venuta? Nessuno ti ha vista?
Paola. No: non pensare, nessuno, nessuno. Ho Ambrogio, lì sotto.
Maur. Bene. Va, va, va. Il velo ancora (le cala il velo sugli occhi). Addio!
Paola (sull’uscio, piegandosi a lui per baciarlo). Maurizio...
Maur. No! (chiamando). Costanzo!
Paola. Oh! (Via).