Maur. Ma che vuoi? Quello che cercavi l’hai ottenuto, dunque...
Paola (ferita). Maurizio!
Maur. Ma sì! Non ho più altro, io. Mi hai preso tutto e non ho più nulla. Dunque, via, via anche tu come gli altri.
Paola. Non puoi parlarmi così. Pensa, ricordati...
Maur. Sì... l’amore, le ore felici, il passato. Oh va, l’hai avuto il ricambio. Ti sei data, sei caduta, va bene... Ma il mondo... il mondo vi ama, vi vuole, vi tiene. Siete belle, siete il suo ornamento, la sua gioia... ha bisogno di voi, vi rialza, vi perdona e dimentica. Ma l’uomo che cade, quello è calpestato, è perduto!
Paola. Ma io ti resto, sono io che ti prendo, vedi, sono io che ti voglio.
Maur. Tu!... Stasera, adesso, sì; ma domani?... Oh! e poi... anche, tu poco a poco, penserai come gli altri, come tutti. Te ne avvedrai. Non si resiste a certe correnti: l’odio, il disprezzo sono contagiosi. Ed io la pietà non lo voglio, non la merito. Mi hai vinto, è finito.
Paola. Maurizio...
Maur. È finito. Non ti odio, no; non ti maledico: ti perdono, ecco sì, ti perdono... Ma non ti amo più.
Paola. Oh Maurizio! Che strazio, Maurizio!...