Clara (con voce vibrata). Ed a chi dovrebbe ubbidire acrimonia e rancore!
Andrea (ferito). Signora!
Clara. Una volta si sapeva tacere.
Andrea. Perciò mi perdoni se parlo. Io sono affezionato, pronto ad ogni comando. E la mia devozione è nel sangue e non può venir meno. Mio nonno servì in questa casa per tanti anni, e vi morì... E non era il primo dei miei. Mio padre seguì il vostro al campo, e così da vicino, che gli era al fianco quando fu fatto prigione... Il vostro tornò di Francia, il mio no. Non vedrò mai la sua tomba.
Clara (raddolcita). Reviglio, via...
Andrea. Io nacqui in città, ma vissi quasi sempre qui per badare ai poderi. Lei, signora, non veniva che nella bella stagione. Io l’ho vista bambina, ragazza... poi sposa. Quando tornò vedova, non se ne andò più. Sono tre anni che ricevo i suoi ordini. Posso aver mancato d’abilità nell’eseguirli, ma di zelo...
Clara (vivamente). Mai! — Mai, nè di abilità nè di zelo. (Chetandolo col gesto). E adesso basta. (Dopo un silenzio). Sì... Ricordo anch’io... Ricordo anch’io tante cose. Quando mi portarono qui dopo la morte di mia madre, ero malata, tanto malata di dolore; mi affidarono a voi per farmi respirare, per svagarmi. Si andava insieme all’aperto... E... diventammo amici, eh? Tanto è vero che più tardi vi ho poi perfino confidato un segreto.
Andrea. A me?
Clara. Sì, sì, a voi. Quando mi hanno fidanzata, siete stato dei primi a saperlo.
Andrea (commosso). È vero, è vero.