Andrea (entra condotto dal sergente, seguito dai soldati, che si fermano nell’uscio).
Uff. (andandogli incontro). Chi sei? Presto: nome, cognome, età, condizione, tutto.
Andrea. Mi chiamo Andrea Reviglio, del fu Giovanni.
Uff. (interrompendolo). Ah! sei tu l’intendente? Ti eri nascosto, eh?
Alban. Niente nascosto! L’hanno trovato sopra una panca in fondo al giardino.
Uff. Cosa facevi? Dormivi?
Andrea. Mi riposavo.
Uff. Ah ti riposavi! Dunque eri stanco? Stanco a quest’ora: non ti pare un po’ presto? Cosa diavolo hai fatto stanotte? Non sei andato un po’ in giro per caso? Non hai fatto, per esempio, una passeggiata a Toralta?
Clara (con impeto, frapponendosi). Badate ch’egli non sa di che cosa lo si accusa. E poi... ad ogni modo vi giuro, per quello che ho di più sacro al mondo, che voi vi sbagliate.
Uff. (la guarda fissamente, accarezzandosi il mento). Meno male. Tu vuoi dire che il reo non è lui? Se non è lui, sarà un altro. Vediamo quest’altro. Tu capisci che... Insomma le ciance sono inutili...