Clara (attonita). Non so... non comprendo...

Uff. No? Diavolo! Te ne piglio uno, ma ti lascio l’altro. Però bisogna scegliere.

Clara (dopo un momento, rabbrividendo). Dio!

Uff. Ça ne va pas?

Clara. No, no, no, cerchiamo altro, ma questo no, questo no, questo no!

Uff. Proviamo la sorte, vuoi?

Clara (si lascia andar seduta, e scuote dolorosamente la testa).

Uff. (pestando i piedi). Sacredieu, quelle stupide affaire! (Voltandosi agli altri). E come va in lungo, cittadini cari; io non posso star qui in sempiterno! Il regno della vera Libertà è pur quello della Clemenza. Ed io voglio esserlo clemente. Vi dò mezz’ora per intendervi. Va bene così? Quello a cui tocca, se vorrà essere sbrigato sull’atto non avrà che a consegnarsi al sergente, troverà tutto pronto in cortile. (Al sergente, accennando l’uscio di destra). Tu starai lì fuori con Malaise e Legrand. (Ad Alban). Tu sotto con me, a servirmi, che muoio di fame. (A quelli che restano). Saluto repubblicano, e che l’Ente supremo vi illumini! (Via seguito da Alban e dai soldati).

SCENA DICIASSETTESIMA. Clara, Andrea, il Cavaliere di Priasco.

Cav. (andando da Andrea) Ma voi siete matto, eh?!