Vitt. (dopo una pausa con impeto) Santo Dio! Come mai t’è saltato in mente di prender moglie?

Carlo (fa alcuni gesti scomposti: scatta in piedi come per correr via).

Vitt. (fermandolo). No!... Senti! Dimmi: non potevi aspettar dopo la guerra?

Carlo. La guerra?... E chi se la sognava la guerra, pochi mesi fa, dopo quasi cinquant’anni di pace?!... Il dieci settembre io chiesi in moglie Sabina; la notte del ventuno i francesi passavano il nostro confine. Un fulmine! (camminando agitato, e fermandosi tratto tratto). Tiriamo via! La cattiva stagione ci riduce ai quartieri d’inverno, in Aosta. Ottengo una licenza; vado a Torino; mi sposo. Contavo sur una tregua... (con passione crescente). Fui richiamato subito, il giorno dopo! Dovetti lasciar mia moglie il giorno dopo, tutt’a un tratto, così!... Ma se lo sai! Non rivanghiamo, per amor di Dio, che mi sento impazzire!

Vitt. (con tristezza). È la separazione, non è vero? È la lontananza che ti accora, che ti tormenta? (pensoso). Infatti... se penso a mio fratello, a cui voglio bene...

Carlo (interrompendolo). C’è altro! C’è altro! Sabina non risponde al mio amore come io vorrei. Capisci? Mi sembra che il tono delle sue lettere si venga mutando. Non so come, nè perchè mi sorgono nell’animo mille dubbi. La mia immaginazione è d’una fecondità inesauribile nel trovare, nel dirmi tutti i casi, tutte le combinazioni che possono riuscirmi più amare.

Vitt. Sei geloso?

Carlo. Ebbene sì, è questo, è la gelosia! E gli impeti sono continui e così disperati che mi passano il cuore come vere stoccate.

Vitt. (vivamente). Ma dunque son fantasie che non hanno nulla di vero? Abbi pazienza, tu manchi di senso comune; lasciatelo dire (energico). Scuotiti, metti giudizio, portati da uomo, per Dio!

Carlo (abbattuto, desolato). Vittorio, la volontà non mi serve più... Mi sento dominato da una forza ignota, malvagia... Cerco di contenermi, di resistere, ma...