Vitt. (vibrato). Ti sconsiglio dal domandar un favore che ti sarebbe negato.
Carlo (cupo, a mezzo voce). Oh allora... Allora poi...
Vitt. (imperioso). Taci! Non sai quel che dici!
Carlo (torna a sedere sulla panca, curvo sulle ginocchia accavalciate).
Vitt. (si accosta con calma) Non sei più padrone di te: lo vedo bene. È una cosa grave, alla quale bisogna trovar rimedio. Cerchiamo insieme? Vuoi?... Fa conto di parlar con un fratello.
Carlo. Tu non mi puoi capire.
Vitt. Perchè?
Carlo. Hai il cuor contento; l’hai detto poc’anzi; e col cuor contento non c’è male che vi tocchi.
Vitt. Come se non vedessi ciò che ci accade d’intorno!
Carlo. Ecco! Ma di questo siete in tanti a soffrire: l’esercito, la Corte, tutto il Piemonte. Del mio male soffro io solo; (voltando bruscamente la faccia) e guarda come!