Dopo, di altero ed aspro si fece umile e dolce; si armò e montò a cavallo. Il tempo s’era turbato: ecco baleni e fulgori e tuoni, poi una gragnuola venne che pareva globetti d’acciajo. Ma Pagano non ne aveva cura; e cammina cammina, per la via piemontana arrivò alla badia del Villar san Costanzo dell’ordine di san Benedetto.

L’abate e i frati lo ricevettero con grande onore, presero il suo cavallo e lo menarono a una bella stalla, e lui disarmarono.

Allora egli guardò e riguardò assai teneramente suo elmo, suo scudo; trasse fuori dal fodero la spada un poco spuntata, e disse:

— Ahi lasso! o care mie armi, care mie compagne, oggi è quel giorno che voi vi partite da me e io da voi: ma per mia buona fè, non verrete più alle mani di nessun combattente.

E suo elmo, suo scudo e sua spada fece appiccare nella grande chiesa; e dopo, confesso e pentito dei suoi peccati, diventò umile fraticello a servire Iddio.

L’ORSO (Novella).

«18 aprile 1582, sabato. Fu veduto un gran orso sopra le fini di Cavallermaggiore, qual fece pagura a molti...»

(Memorabili di Giulio Cambiano di Ruffio. Dal 1542 al 1611).

Veniva la sera. Biagino Ghiliestra uscì dalla cascina della Torre, prese la stradicciuola che faceva capo, allora come adesso, alla strada maestra, voltò a diritta, s’avanzò fino alla chiudenda che cingeva l’aia della Rivarola; e, messo un occhio a uno spiraglio, vide quel che manco avrebbe voluto vedere.

Il fittabile Tomaso Giusiana e la sua bella figlietta Clara erano a sedere sur una panca dinanzi all’uscio di casa; presso di loro, a cavalcioni sur un panchetto, stava Melchiorre Gadano detto Marchioto.