Sab. Siete d’un altro parere, voi?
Amedeo (timidamente, quasi sottovoce). Il lutto è finito.
Sab. Questo non significa niente.
Amedeo (attristato). No?! Credete di dover aspettare? Aspettiamo pure. Sapete che la vostra volontà è tutto per me. Ma vi avverto che non rispondo di nulla (animandosi via via). Mio fratello può ripartire quando che sia, da un momento all’altro. Non avete voluto mai ch’io gli scrivessi; adesso sarò io che non vorrò più. E per una buona ragione. Potrebbe rispondermi: — Perchè non hai parlato mentr’ero a Torino, con te? Segno che non avevi fiducia. Adesso aspetta; ne riparleremo quando tornerò. — E chi sa quando tornerà! (cambiando tono, con tenerezza). Io non mi stancherò d’aspettare: ma voi?... io non mi stancherò, perchè vi amo, vi amo, vi amo... Vi adoro, io!
Sab. Ecco! Parlatemi così. Questo sì ch’è un argomento stringente! (gaia). Che fatuo! Non si può scherzare? Non avete capito che fingevo? Basta così (andando al canapè). Qui, venitemi vicino. Parliamo sul serio, concertiamo, combiniamo. A voi. Cosa intendete di fare?
Amedeo (rasserenato). Non so quel che mi direte.
Sab. (con gravità). Bisognerà tener conto di tutto; delle nostre condizioni rispettive; della mia particolarmente. Agir con prudenza, con delicatezza, per non far cattiva impressione alla prima. Non conosco personalmente il conte Vittorio, ma so che è un uomo serio, austero: ne avrò suggezione... e voi non dovrete dire a vostro fratello spiattellatamente: — Io amo, eccetera, eccetera; e voglio eccetera, eccetera. Ci vorrà qualche riguardo, qualche cautela. Pensiamo un momento.
Amedeo (le prende la mano e fa per baciarla).
Sab. (ritirandola con grazia). No, non divaghiamo! Animo, concentratevi in voi, cercate, studiate, calcolate... (dopo un silenzio, con qualche impazienza) E dunque?
Amedeo. Ci penso.