Sab. (con le lagrime nella voce). Ma se non so! Ero così gaia, così gaia, e a un tratto m’è venuta addosso una inquietudine, un malessere... Non v’è capitato mai di sentire all’improvviso farsi come un gran silenzio tutto intorno, e dentro di voi anche?... Non credevo di doverla provar più questa sensazione paurosa... Quest’informe presentimento... Quando avevo Carlo lassù, continuamente esposto al pericolo... Ma ora? Perchè ora? Oh ma mi passa, mi passa.
Amedeo. Ma che ubbie! Che sogni! Avete fatto paura anche a me, sapete! (attirandola verso il canapè). Venite, torniamo qui. E pensiamo a noi. Pensiamo al nostro amore, alla nostra dolce intimità, che a me pare ch’abbia sempre, sempre esistito (con passione) Lasciamolo stare il passato. Tutto quello che è stato deve sparire dalla nostra memoria. Le nostre due vite devono unirsi, formarne una sola. E adesso raccogliamo le idee. Sabina, Sabina mia...
SCENA SESTA. Amedeo, Sabina, Gaudenzio.
Gaud. (sull’uscio). Il signor conte Bermond chiede di vedere la signora contessa D’Aldengo.
Sab. Venga.
Gaud. (Via).
Amedeo. Lui!
Sab. (pensosa). Sì.
Amedeo. È naturale però?
Sab. Sì, sì, è naturale.