Amedeo. Lasciami stare.

Vitt. (con dolcezza). Soffro, sai, nel vederti così... Tu rendi l’obbligo mio mille volte più imperioso ed amaro. Sei mio fratello! Devo fare per te quello che farei per me. Devo contrastarti la felicità più severamente, più duramente che a qualunque altro. Ecco.

Amedeo. La tua promessa è assurda, assolutamente assurda. Non la dovevi dare.

Vitt. (calmo e grave). T’ho detto e ti ripeto che non ho potuto sottrarmi. Che vuoi? Nella vita si dànno questi casi urgenti, queste circostanze che vincolano implacabilmente tutto l’avvenire... Momenti terribili, che non si possono stornare, nè con ragioni, nè con pianti, nè con alcun mezzo umano. Tu dici che quello che ho fatto è assurdo? Che ne so io? Che me ne importa?

Amedeo. Tu ti sei attaccato a un’idea, ne hai vissuto, l’hai nel sangue (con forza). Ma io posso, io voglio discutere!

Vitt. Non devo considerar nulla. Eh già, lo so, è un sentimento. Non è che un sentimento!... Non si spiega, non si afferra, non si definisce. Prova a mancarvi. Prova a esitare in fatto di lealtà, di generosità, di coraggio; prova a non respingere un insulto; prova a non pagare i debiti che la legge non tutela; prova a non considerar come sacra qualunque promessa! (severamente). I doveri di noi gentiluomini verso Dio, verso il prossimo, e verso noi stessi, non si contano e non si pesano.

Amedeo. Ma una promessa vincola chi la fa! Io sono libero! Sabina è libera! E poi, senti, mi hai detto tu stesso che D’Aldengo era ferito, morente. Puoi tu affermare ch’egli fosse ancor sano di mente? Eh? Vedi? La stranezza della sua richiesta è una prova chiara, lampante ch’egli non lo era più. E mi vuoi sacrificare a un delirante, a un demente? Ti par giusto?

Vitt. (angustiato, tra sè). Fa quel che devi, e avvenga quel che può (percorre la scena accigliato, col capo basso).

Amedeo (addoloratissimo). Ma questo è un sogno d’inferno! Non posso, non posso, non posso romper così col passato!

Vitt. Affidati a me.