Amedeo (esita a rispondere).
Sab. Lo vedo. Lo prevedevo. Lo sentivo, sai. Ho pensato: Che farà il conte?... Vorrà condur via Amedeo, domani, stasera, subito forse! E son venuta. Dunque è così? Ti ha persuaso a partire? Dimmi la verità. E saresti andato? Senza una parola, senza pur salutarmi? E il tuo grande, il tuo immenso amore?
Amedeo. Ho lottato, ho lottato...
Sab. Eh, ma non quanto occorreva per vincere!
Amedeo. Ma tu, tu stessa, quando t’ho lasciata...
Sab. (con impeto). Io?! Ma io ti ho gridato di sperare. E credevo tutto finito. E provavo la sensazione di scendere, di scendere in un gran vuoto buio, senza fondo. Ho anche desiderato di morire! Ma poi, ma poi, ma poi... Insomma, sono venuta, son qui, e bisogna decidere (accostandosi rapida). Avanti, sentiamo: rinunzi a me?
Amedeo (vivamente). No!
Sab. Bene (indicando Vittorio). E allora che rispondi a lui? Come ti svincoli?
Amedeo (abbassa gli occhi, confuso).
Vitt. (stendendo il braccio, ancor calmo). Amedeo, non vi è mai stata una nube fra di noi, mai, mai, mai... T’ho sempre trovato docile, buono, condiscendente. (Con forza crescente). Son maggiore di te, tuo tutor naturale. Posso, come capo della nostra casa, anche comandare.