Non aspettò che gli dicessero — racconta; — incominciò subito. I presenti si misero in attenzione; e Marchioto, svelto, cambiò posto e si pose a sedere proprio accanto a Clara.
Allora Biagino prese a indagare i loro movimenti; e a quel che gli pareva di vedere così al buio, diceva tra sè: — Come sono d’accordo! Qualcosa per aria c’è di sicuro. Se la intendono che è un piacere. Ecco, lui la punzecchia col gomito. Lei gli soffia una parolina in un orecchio. Tutti e due fanno a ginocchino. Fanno all’amor segreto, e credono che nessuno se ne accorga!... E io mi mangio il cuore. Io per me dico che uno strazio così non deve mai esser toccato a nessuno! — E non potendosi frenare per la grande impazienza che lo agitava, si alzò, girò inosservato intorno al pagliaio, strisciò lungo la chiudenda, si trovò sulla strada.
Dopo pochi passi provò rammarico, provò una voglia accesa di tornare indietro, ma fece forza a sè stesso e tirò via.
Non era lume di luna, ma uno stellato che faceva bel chiarore. La campagna sterminata pareva tutta piena di grilli canterini; la civetta errava per l’ombre notturne, gettando il suo tuttomio! tuttomio! lugubre e rapace.
Biagino, assorto, non vedeva e non udiva nulla attorno di sè. Gli tornava in mente il discorso che aveva sentito; e gli pareva d’essere in tale stato d’animo e di corpo da poter fare qualche cosa di gran momento con l’armi. Precorreva i fatti con l’immaginazione, superava con la fantasia tutte le difficoltà e si figurava già di far l’entrata nell’aia della Rivarola, glorioso e trionfante, con dietro un carro su cui stava l’orso morto, morto da lui. Il fittabile, la figlia, tutti gli abitanti della cascina gli correvano incontro, lo attorniavano, lo interrogavano senza dar tempo a rispondere. Poi, mentre si facevano feste grandissime, egli traeva Tomaso da parte e gli chiedeva arditamente in moglie la fanciulla adorata.
Giunto tra il ribollimento di questi pensieri alla cascina della Torre mise pian pianino la chiave nella toppa, entrò in punta di piedi per non destare i suoi vecchi che dormivano nell’altra stanza più interna, e spogliatosi in fretta andò a letto.
Passò la notte senza mai dormire; gli pareva mill’anni che si facesse giorno, per mandare a effetto il proposito fatto quasi inconsciamente. Al primo albore indossò certi non troppo buoni panni da cacciare, calzò scarponi da fango, si mise al collo il fiaschin del polverino, ad armacollo la fiasca della polvere e il sacchetto delle palle, pigliò l’archibugio e uscì.
Essendo di domenica, pensava di non trovar persona in quell’ora, ma girando lo sguardo sulla campagna vaporosa e guazzosa, scorse a sinistra, poco distante, un uomo armato come lui, che come lui andava nella direzion di levante. Riconobbe Marchioto, e subito si rimpiattò dietro un tronco.
Ma colui venne speditamente alla volta sua gridando:
— Olà, Biagino! vuoi fare a rimpiattino? Dove vai così per tempo?