— Eh già; di chi vuoi che sia? Presto, vediamo, vediamo.
Maddalena si mise a sedere vicino alla finestra, prese la lettera con la mano non ben ferma, e ruppe il sigillo.
«Genova, venerdì 20 maggio 1808.
Mia cara Maddalena,
Vengo di ricevere delle vostre nuove, che grazie al cielo godete perfetta salute. Anch’io mi sento bene, ma passo a raccontarvi la disgrazia che mi è successa: come qualmente sono stato fucilato in piazza dell’Acqua Verde. Ho fatto una morte piuttosto eroica e gloriosa, gridando: vive l’empereur! che i miei camerati erano tutti stupiti di quel mio tanto coraggio, e dicevano: tudieu! quel homme que ce Tonellò! Cosa volete? cara Maddalena, non era destinato che fossimo marito e moglie. Salutate vostra madre, e tutti quelli che domanderanno di me. Abbracciandovi caramente, mi dico essere sempre vostro affezionatissimo
fu Prospero Tonello».
— Ebbene?... ebbene?... ebbene?... — diceva Marta, ritta dinanzi alla figlia, con le mani arrovesciate sui fianchi.
La figlia stette qualche momento con gli occhi spalancati, stralunati, come se si vedesse il promesso sposo disteso ai piedi in una pozza di sangue fumante; poi balbettò:
— È morto.
— Morto! — esclamò la vecchia, cambiandosi tutta in viso. — Come? quando? perchè?... Prospero morto? Ma che ti gira?