— Dunque niente.

— Come niente?

— Sono andata con le mani vuote e non mi ha voluto dir niente. È un malizioso di prima forza, colui.

Rientrarono insieme nella stanza terrena, e si posero a sedere l’una in faccia dell’altra.

Dopo un momento, Maddalena ricominciò a piangere dirottamente.

— Basta! — disse Maria, asciugandosi pure le lacrime. — T’ho lasciata sfogare, adesso basta. Bisogna farsi coraggio. Stasera reciteremo il rosario in suffragio dell’anima di quel poveretto. Se credi, gli faremo dire una messa, anche due, e poi... E poi metterai il cuore in pace, eh?

— Mamma, il cuore in pace non lo metterò mai.

— Oh Signor Iddio! Alla fin dei conti che cos’era questo Prospero? Quello che ti parlava quando stava al paese: come dire il tuo amoroso. Altro è un amoroso, altro è un marito; altro è parlare, altro è vivere insieme. Bisogna aver vissuto con un uomo di giorno e di notte, d’amore e d’accordo, per sapere che cos’è restar senza sul colpo! Io lo so. Sono passati nove anni, ma... Oh misericordia! Rammenta, rammenta quella maledetta mattina!

La madre e la figlia si guardarono in viso e rabbrividirono, assalite in un punto da una folla di rimembranze crudeli.

La mattina del 1º giugno 1799, Pietro Arò stava, con altri muratori, restaurando la facciata della parrocchia. Tutt’a un tratto il ponte, sopraccarico di materiali, s’era sfasciato, travolgendo due uomini, e lasciando Arò e un certo Odasso aggrappati a un’abetella pencolante, in piena agonia.