Il ragazzo accostò al pozzo una panca, sulla quale si mise Tonello, mandando un auf! che parve un ruggito!

Il cielo era tutto una nuvola bassa e cenerognola; nell’aia, cinta di muri quasi fosse una stanza, l’aria stagnava, impregnandosi più che più d’un odor misto di vivande e di concime. I commensali mangiavano e bevevano con gran rumore di voci discordanti e disordinate. Bongiovanni scalcava con le sue mani stempiate un tacchino badiale. Marta tagliava a fette squisitamente sottili un tartufo bianco, grosso come la testa di un bambino. Lucia la sorda condiva l’insalata.

Tonello, pur stando in contegno, gettava frequenti occhiate alla tavola; e sentiva venir l’acquolina in bocca, e un moto come di contrazione, di raggrinzamento allo stomaco. A un tratto, s’avvide che Maddalena lo sogguardava. Fece cipiglio e un cenno con la mano, che voleva dire: — Me l’hai fatta grossa, strega che non sei altra! — Ella inarcò le ciglia, si restrinse nelle spalle e rispose tacitamente: — Eh! ti sei fatto aspettare un po’ troppo. — Poi staccò una coscia di quel tacchino, colorita e sugosa, lo mise in un piatto, e aggiuntovi una buona porzione di tartufi, disse sotto voce a Rosalia: — Io non posso lasciare il mio posto senza dar nell’occhio: fammi il piacere, porta tu questa roba a Prospero Tonello. Piglia qui. — Le diede il piatto, le diede nell’altra mano una bottiglia di quel buono, e soggiunse: — Fa che mangi con buon appetito.

Rosalia, bianca e rossa e pienotta, s’avvicinò al pozzo, mise il piatto e la bottiglia sulla sponda, davanti al nuovo convitato, strisciò una riverenza leggermente canzonatoria, e se ne tornò alla compagnia.

Tonello tirò a sè la pietanza con un cert’atto trascurato, con un volto tra distratto e disdegnoso: ma poi, divorato com’era dalla fame, s’attaccò per bene, e prese a macinare a due palmenti. E mangiando e bevendo, sentiva scomparire la stanchezza, farsi più leggera la gravità delle cose e svampare in gran parte la sua ira bestiale. Quel tacchino era proprio eccellente, un tacchino imperiale, ecco. Doveva essere stato alimentato con granturco e con pastoni caldi di crusca. Forse era una femmina: da che mondo è mondo, la carne della femmina è più gentile di quella del maschio. Mentre faceva il soldato non aveva mangiato niente di così succolento, non aveva bevuto niente di così generoso. E il vino, il tacchino, i tartufi erano prodotti genuini dei suoi colli, di quei colli che voleva disertare, di quel paese che voleva incendiare!

Rosalia si riavvicinò con gli occhi vivaci, le labbra ridenti, e una gran fetta di pan di Spagna.

— Uhm! — fece Tonello. — Il dolce non è confacente alla salute, ma lo assaggerò per non ricusar le vostre grazie. Questo dev’esser fatto con zucchero fino, farina finissima e rossi d’uovo, eh? Buono. Da brava, Rosalia, fatemi un po’ di compagnia. Eccomi qui afflitto e derelitto. Maddalena m’ha piantato... E sì che eravamo proprio fatti l’uno per l’altra! Ah! misère des misère! Mettetevi qui.

— Ma io voglio stare allegra! — rispose la ragazza, schermendosi.

— Staremo allegri.

— Poh, con quella faccia!