Tonello incominciò a dire. Rosalia stava attenta a udirlo, e ora sorrideva, ora aggrottava le ciglia, ora increspava la fronte e pareva compresa da gran meraviglia; a un certo punto le vennero le fiamme al viso e si rizzò come per fuggire; ma l’ex-soldato la prese per il braccio e la fece sedere di nuovo.

***

Il banchetto era per finire. I due sposi si guardavano da vicino, con compiacenza e desiderio; si parlavano nelle orecchie, dandosi l’un l’altro di spalla, amorosamente. Giovanni Bongiovanni prese a sedere sulle ginocchia Lucia la sorda, alla presenza di tutti, si divertiva a pizzicarla più qua e più là. Marta aveva posato il braccio sulla tavola, posata sul braccio la fronte, e si appisolava. Intorno intorno, era una babilonia di parole avventate, di sghignazzamenti clamorosi, di canzoni intonate e tralasciate. Chi ingozzava tuttora, chi tracannava, chi girellava tripudiando.

Altra gente entrava nell’aia a coppie, a brigatelle: erano giovinotti e ragazze, tutti col vestito delle feste, ma succinti e ristretti al possibile. E finalmente arrivarono due suonatori, con un piffero e un chitarrone; e s’arrampicarono sur un tavolato posticcio, rizzato in un canto.

Rosalia vide Casimiro e Maddalena che si facevano avanti, tenendosi per la mano, e si levò in piedi, con una faccia tutta animata, come di chi non può stare alle mosse.

— Mi piantate anche voi? — brontolò Tonello, facendole gli occhiacci.

— Non sentite che sonano! — esclamò la ragazza, accomodandosi il fisciù sul seno, e fermando ai fianchi la gonnella fina.

— E lasciateli sonare!

— Non ci mancherebbe altro! Su, allegro, ballate anche voi: quand’uno fa tanto d’entrare in ballo bisogna che balli.

— Ma, sacredieu! non ho ancora fatto la pace!