— La farete con me: alò alò!
— Un momento! cos’è questo? La monferrina?
— Una correnta.
— Non so più... Dio sa quant’è che non ho ballato!
— V’insegnerò.
— Allora a noi, Rosalia. Vive l’empereur!
— Vive l’appereur! vive l’appereur!
UN VACCARO
Era un intervallo tra guerra e guerra, un breve intervallo di tranquillità. Sulle torri e sulle mura di Carmagnola, armate di bertesche e di ventiere, rafforzate da battifolli e da bastite, si vedevano scolte, non difensori; davanti alle porte aperte, sui ponti abbassati custodi, gabellieri, pedaggieri, gente pacifica che andava e veniva; le bicocche di legno inalzate sui rialti, collocate sugli alberi a una certa distanza dallo steccato e dal fosso, non avevano vedette. E la campagna circostante era verde, fiorita e quieta; gorgheggi e ronzii in tutte le siepi; per i campi e per i prati canzoni, chiamate, latrati, muggiti.
Diverse vaccherelle chiare pascolavano sparsamente in un’ampia pastura disuguale; i guardiani, ragazzi e ragazzuoli, facevano il chiasso, vociando e scavallando sul ciglione della strada maestra.