Maur. Oh!
Paola. Ho visto che non capivi. Ti ho fatto cenno di salire... Eri scuro, mi sono divertita del tuo cruccio ho fatto male. Quando ho saputo che vi eravate insultati per le scale... Oh!... Dimmi che non vi è stato nulla ancora... Vedi, lui non l’ho più visto. È stato un amico, un ufficiale di marina, Pierli, che mi ha detto tutto... Adesso non so dove sia, capisci?... È arrivato ch’ero a pranzo... fa sempre così. L’ultima sua lettera era di Siam, e poi non aveva dato più avviso di nulla, per piombarmi addosso come un fulmine. È tanto ragazzo!... Ma parla... dimmi che non c’è stato nulla... Maurizio?
Maur. Dio, Dio, Dio, Dio!
Paola. Hai mandato?
Maur. Lo sai l’insulto suo?
Paola. So, so. Me l’ha detto Pierli, lo so... Ebbene bisogna trovare... Senti, capisci bene che non potete battervi.
Maur. (Fa segno che la cosa è inesorabile).
Paola. Vieni qui, pensa, pensa con me. Bisogna pensarci, troveremo. Non voglio il tuo disonore, lo sai, eh! Sono tua, sono tua, anima e corpo. Ma tu... tu nemmeno non puoi... Eh no, è Roberto! Pensa... Abbiamo parlato tante volte del suo ritorno. Ne abbiamo parlato insieme, te ne ricordi? Tu mi dicevi: — Sento che diverremo amici. — Ti piacevano tanto le sue lettere, così gaie, così gaie... Mi ama tanto, sai, e non ho che lui... Rispondi! Maurizio, Maurizio...
Maur. Impossibile.
Paola. Hai mandato?