I mobili di maggior mole ed importanza, come i più piccoli arredi, avevano tra loro come un’aria di famiglia. Erano tutti fabbricati nello stesso carattere, involti e coperti d’una medesima patina, e dormivano nell’ordine, nel luogo a loro destinato da chi aveva abitato un tempo quella stanza; ordine e sonno rispettato poi dai successori, che, vuoi per venerazione, vuoi per combinazione di speciali circostanze, non avevano più portato in quel sito il movimento e l’agitazione della vita.
Nel soffitto erano dipinte a chiaroscuro le quattro stagioni. V’era un vecchio coperto d’una pelle di volpe, che raffigurava l’inverno. La primavera era una giovinetta dalle forme sviluppate e le mani piene di rose. Un giovane nudo con un covone al fianco ed una falce in mano, una venditrice d’uva e di pomi, rappresentavano l’uno l’estate, l’altra l’autunno.
Un gran letto di legno scolpito, ornato di piastre e trofei in bronzo, s’avanzava fino nel mezzo della stanza.
Un canapè, due seggioloni ed alcune seggiole collocate lungo le pareti, tese d’una tappezzeria gialla a mazzolini di rose, avevano, nel dorso rigido e rettangolare, scolpita una lira colle sue corde.
Sul caminetto, v’era un orologio a pendolo a foggia di tempietto d’alabastro e sotto al quadrante di questo, tra le colonnine, due colombe posate sul margine d’una piccola vasca si dissetavano in un pezzetto di specchio, che rappresentava l’onda cristallina.
Accompagnavano l’orologio, due vasi sottovetro, pieni di fiori di carta scolorita.
Di fianco al letto, appiccata al muro, una rastrelliera reggeva un fucile, due pistole a pietra, un gran carniere a reticella verde ed una mazza il cui pomo tornito con una certa combinazione di giri, rappresentava il profilo di Napoleone I.
Non sentivo più d’aver sonno: andavo e venivo lungo le pareti, me ne scostavo ad un tratto, e fermo nel mezzo della camera, alzavo il lume dirigendolo a destra, a sinistra, in alto, in basso per scoprir nuove cose; poi mi avvicinavo ad osservar minutamente gli oggetti, attirato, spinto a proseguir il mio inventario da fremito intenso di curiosità rispettosa.
Al disopra del canapè era appeso un ritratto d’uomo.
Salii sul mobile ed attirandomi sulla persona un nuvolo di polvere e di ragnatele, lo staccai per esaminarlo da vicino.