Lo guardai subito di traverso.
— Senti, gli dissi, se per caso si tratta della solita camera gialla, rossa, verde o pavonazza, nella quale nessuno vuol dormire, credo bene di prevenirti che quando non dormo di notte, ho inesorabilmente mal di capo al domani; perciò avrai tutta la mia riconoscenza se ti vorrai risparmiare il disagio d’alzarti a mezzanotte più o meno precisa, e venir avvolto in un lenzuolo bianco di bucato, a far lo spettro, a scuoter le catene del pozzo, a cacciar urli, empir la camera col fumo di colofonia, che puzza, e malsano e sciuperebbe i tuoi mobili... siamo intesi. Mettimi a dormir dove vuoi, ma non seccarmi.
Mario scosse le spalle, inarcò le ciglia, accese un lume, s’avviò precedendomi su per la scala, e giunto alla camera gialla sollevò alto il candelliere acciocchè potessi in un sol colpo d’occhio abbracciarne l’insieme.
— Vedi!... è o non è interessante anche senza spettri la camera gialla? — Guarda, osserva, esamina, — dormi tranquillo, come farò anch’io, e fa d’essere in piedi piuttosto prima che dopo le tre.
Mi trovai solo col cuore leggermente serrato da quel senso vago d’ansietà, che accompagna ogni cambiamento un po’ importante nelle nostre abitudini.
Guardai intorno sollevando in alto il lume e cercando, nella luce un po’ dubbia, di farmi un’idea netta di tutta la camera.
L’aspetto n’era singolare; non ispiravano melanconia nè letizia; trasportava, senza sforzo d’immaginazione, indietro di molti anni; e l’ambiente del principio di questo secolo era così ben definito, che si provava l’intuizione, direi quasi retrospettiva, d’avervi vissuto.