Un famoso biglietto di faire part, a Lione, anni dopo, colla sua brava vignetta: due cuori che ardevano sull’ara, una colomba che vi teneva col becco sospesa sopra una corona, l’arco e la faretra, un cane simbolo di fedeltà ed il motto: L’Amour nous unit! Annunzio di nozze del cittadino Giacomo Miniuti colla cittadina Elena Moreni.
Quanti discorsi a quei giorni cogli amici sull’incostanza delle donne, sui loro tradimenti, sulle illusioni perdute per sempre.
La sapevo col marito a Parigi... m’ero fatto all’idea di non vederla più, ed oggi, d’un tratto, dopo tanti anni, me la trovo davanti e per tutta una sera il destino ci colloca in presenza l’uno dell’altro, con ostinazione incredibile... e benedetta sia l’ostinazione del destino!
Ero persuaso quando la vidi all’angolo della Place Impériale[2] svoltare nella rue des Garde-Enfants[3] e scomparire nel portone dell’Hôtel de la Bonne Femme, che stanca dal viaggio non sarebbe più uscita nella giornata, ed invece, mentre al caffè del Rondeau parlavo cogli amici, eccola, fresca come una rosa, a braccia del marito, entrar nel viale di sinistra[4] e seguire al Po l’onda dei Torinesi, che vanno ogni giorno a vedere, ai lavori del Ponte, i prigionieri spagnuoli che fabbricano la palafitta.
Era bella quest’oggi la città; Ella deve averne riportato buona impressione; molte donnine eleganti, nei viali pieni d’ombra, molti bimbi che cercavano scarafaggi, empivano di ghiaia i carretti, facevano galloria nell’erba. Un’allegria di sole meravigliosa sui prati, sulla collina in fondo, enorme mosaico di verdi variati, di seni tranquilli, di ville bianche e splendenti.
La vidi ritornar per l’altro viale, rimontar la via di Po, entrar a riposare nel gabinetto letterario di Carlo Bocca, la rividi al ristorante Dufour... al teatro Carignano.