Mi struggevo di vederla,... poi quando m’apparve tanto bella, là nel cerchio delle signore, avrei voluto non vi fosse venuta.
Tutti quegli uomini, ritti in piedi dietro le dame, col cappello sotto al braccio, lo spadino al fianco, tanti bruchi in un’assemblea di farfalle,.. mi pareva guardassero tutti lei,... parlassero tutti di lei, che colla sua veste color ortensia, i capelli alla greca e la croce alla Jeannette sul petto, era la più bella.
La più semplicemente abbigliata, ma la più singolarmente bella! Non saprei, come esprimermi, ma mi pare che quella forza occulta e misteriosa dell’anima che imprime alle forme, ai movimenti del corpo, un carattere speciale, che plasma e colorisce tutto quello che entra nel circolo della nostra vita, debba agire, appiccicarsi anche alle cose materiali, come il profumo all’ampolla che lo contiene; le vesti per conseguenza devono, più d’ogni altra cosa, subirne l’impronta e diventare come lo specchio dell’indole, dello spirito, delle abitudini di chi le porta.
Invece no, l’abbigliamento d’Elena è stranamente e meravigliosamente impersonale.
In questi tempi nei quali una donna non può far un passo senza rivelar tutte le grazie della sua persona, la sua bellezza basta a se stessa. Ella respinge ogni inutile ornamento, veste colla massima semplicità, tantochè il suo vestire si direbbe dover essere quello delle donne di tutti i tempi, di tutti i paesi, il vestimento femminino, logico ed umano per eccellenza, in armonia con tutte le bellezze dell’arte statuaria.
Copiata così da un artista non ne risulterebbe un ritratto, ma la creazione d’un tipo.
Nelle altre dame invece, che sfarzo di vesti di seta, di raso, di mussolina, guernite di nastri smaglianti, che busti a colori vivacissimi, largamente aperti sul petto, orlati di merletti, passamani, piuma di cigno!
Che profusione di larghe cinture a striscioline d’oro, a laminette d’argento!
Che esuberanza di fermagli e spilloni d’oro, d’orecchini in brillanti, di braccialetti, di pettini, d’ornamenti ricchissimi!
Non ricordo d’aver assistito ad altro ballo in cui lo spettacolo fosse più completo, così meraviglioso, così affascinante.