Tutta quella luce che pioveva sulle capigliature bionde, brune, nerissime, disposte alla greca, alla Cornelia, all’olandese... tutte quelle testine che s’inchinavano le une verso le altre, che scattavano a destra e a sinistra con parole pronunziate sottovoce, con sussulti leggerissimi di riso... tutte quelle spalle che ondeggiavano, quelle braccia tonde, quelle piccole mani continuamente occupate a battere una piega gualcita, a fissare una ciocca ribelle, a ristabilire un fermaglio spostato, un pettine di traverso...

E tutti quei piedini in giro come una ghirlanda di fiori sul pavimento lucidissimo e pieno di riflessi, quella varietà di scarpine rosee, bianche, dorate, ricamate, brillantissime, allacciate con nastri, serrate con fibbie, legate alle gambe con cordoncini come i coturni delle statue antiche...

Speravo d’avvicinarmi ad Elena subito dopo l’arrivo del Principe[7], ed appena egli avesse aperto il ballo.

Egli entrò alle nove come al solito... e non parlai ad Elena che dopo le due.

Quanto lavoro, quanta fatica per arrivare fino a lei! E come sono noiosi gli amici in certe circostanze!

Ferdinando Balbo, e Luigi Ornato, che volevano persuadermi ad entrar nell’Accademia Letteraria dei Concordi[8] mi avrebbero chiamato l’Indorato!.. Li ringraziai di cuore.

E Mme Constant, che mi fermò per annunziarmi l’arrivo da Parigi d’un gruppo in cotto di porcellana: Une Patrouille d’amours... mi trattenne per descrivermelo,.. a me, secondo lei tanto intelligente di cose d’arte e mi aspetta per farmelo ammirare domani, dalle tre alle cinque a casa sua!

Domani, cioè oggi, dalle tre alle cinque farò invece di vedere Elena alla passeggiata.

Le giunsi vicino, proprio mentre entrava a far parte d’una contraddanza.

Poi il ballerino la lasciò alla parte opposta del salone e bisognava ricominciare a scivolar tra i gruppi, prima una spalla e poi l’altra, pianamente, con garbo;.. mentre avrei voluto rovesciarli tutti o saltarli a piè pari!