Poi venne la gavotte, la monferrina... persino l’antica périgourdine, dei tempi di mia nonna, le hanno fatto ballare stanotte! Però tanto mi aiutai, che anche la fortuna, mi aiutò!
M’ingegnai di essere vicino alla porta d’uno dei saloni quadrati quando s’aprì per la cena, e potei entrar subito dietro lei e trovarmi in piedi dietro la sedia.
Quando l’ebbi davanti, e sentii la fragranza sottile dei suoi capelli, scorsi l’orecchio piccino, roseo, delicato, le spalle non magre, non opulenti, bellissime, le braccia bianche, tonde, nascenti nella trasparenza finissima delle trine,... provai come una vertigine, avrei voluto posar le labbra sulla nuca bianchissima e... morire.
Come la sentivano bella anche le signore vicine come la esaminavano, sott’occhio!
Teneva lo sguardo fisso sulla tavola, pareva abbagliata da tutto quel scintillar di cristalli, di vasi d’argento.... e ne era forse col pensiero molto lontana.
Non avrei osato parlarle per certo, se non l’avessi veduta allungar lentamente la mano verso la gran coppa delle fragole e portar alle labbra così rosse, un frutto rossissimo.
Sentii un ricordo sbocciar come un profumo nel cervello, un’ondata calda di sangue avvolgermi il cuore.
Mi rividi solo con lei nei boschi di Costaombrata, ambedue fanciulli.