Perchè dunque non è venuta? Eppure l’ho cercata tanto fra la gente a piedi,... ho visto sfilar tutte le carrozze... finchè migliaia di punti luminosi mi danzarono davanti agli occhi e mi offuscarono la vista. Eppoi il cuore che legge, sente, indovina, mi gridò tutto il giorno nei suoi battiti furiosi che mi rimbalzavano nelle orecchie, che ella non c’era, non c’era, non c’era... ch’era inutile cercarla.

Così volessero precipitare queste ore ed appena sarà giorno mi presenterò senz’altro all’albergo.


(5º)

Ecco quindici orribili giorni... la Dio mercè sono passati!... Rivedrò Elena.

Quando all’albergo mi sentii rispondere: — Partiti... non so come ebbi la forza di domandar ancora: per dove? — Per la campagna... e fu tutto, nessuno sapeva di più. Non so che cosa io abbia fatto quel giorno, ma al mattino di poi, allo svegliarmi dopo una notte di sonno febbrile, quando sentii le idee schiarirsi e divenir nette, pensando ch’ella non era più in città e che non sapevo dove rintracciarla, mi sentii come una gran voglia di urlare, ricaddi sul letto mordendo l’origliere... dopo mi sentii tutto intronato come avessi toccata una sassata al capo... e mi si formò in gola un gruppo maledetto che non si sciolse più. Mi aggirai, sfuggendo quanti conoscevo, per le vie, nei viali, nei giardini, a capo chino, quasi cercando un’orma che pur sapevo di non trovare... provando ad ogni passo come in certe condizioni dell’animo, un sito, un atto, una parola, che so io, il mutar d’un raggio, d’una nube, l’odor d’un fiore... possano risvegliar nella memoria la reminiscenza viva di giorni che furono, la soavità d’un incontro, d’uno sguardo, la speranza d’un amor lungo, lo spasimo acuto d’una perdita dolorosa, un mondo d’impressioni violente, lancinanti, tristi da morirne.

Mi sentii tante volte rimescolar il sangue all’apparir d’una forma lontana... che inseguivo affrettando il passo, urtando i passanti, come un pazzo od un ubbriaco, ed avvicinandola, nell’atto di raggiungerla mi avvedevo, sentivo che non era lei, eppur mi piantavo davanti a guardar stralunato quella figura sconosciuta.

Nelle ore terribili della sera... quando il cuore si turba col diminuir della luce, si rattrista e si affonda nel pelago dei rimpianti, dei lunghi struggimenti dolorosi, rifugge davanti all’incertezza dell’avvenire, e si abbandona ai ricordi, troppo ineffabilmente dolci, o troppo in quell’ora atrocemente pungenti, mi parve più volte d’aver a perdere la ragione.