— Quella casa a destra color di rosa, colle persiane azzurre, è il palazzo comunale; ti farò veder l’archivio, proseguì Mario, vi sono tre o quattro documenti curiosi e sopratutto poi gli statuti del Comune, anno Domini 1471, manoscritti su pergamena con iniziali in rosso; bel margine, buona legatura in assicelle di legno e borchie di bronzo.
Non bisogna lasciar che Mario entri nè col pensiero, nè col discorso, nell’antichità o nell’archeologia: se v’entra col discorso, parla troppo, se col pensiero, non parla più affatto. Quando si cade sull’argomento antichità, d’un salto egli è nelle nubi, rapito in estasi dalla poesia delle cose passate, e senza far preferenze, s’interessa tanto all’antichità romana, quanto al medioevo, all’epoca preistorica come al milleottocentotrenta.
Dotato d’una memoria di ferro e d’una curiosità insaziabile, vuol imparar tutto, tutto vedere, toccare, acquistare. Entra nelle botteghe, si ficca nelle case, nei corridoi, nelle sacrestie, caccia la testa nelle finestre a pian terreno, s’arrampica per le scale, copia le iscrizioni, le date, disegna gli stemmi, si procura i calchi delle pitture, cerca di comprar i mobili, le stoviglie, le lanterne, le campanelle degli usci, e mette in tutte queste operazioni tanta insistenza, e diciamolo pure, tanta indiscrezione, che più di una volta ebbi a veder male interpretati certi suoi atti, sguardi od apprezzamenti innocentissimi e mi toccò soffrir, per amor suo, in sua compagnia, rimbrotti, impertinenze ed anche peggio.
Nessuno al mondo saprà mai quello che capitò a lui ed a me per soverchio interesse dimostrato ai fregi in terra cotta di una certa finestrina nel villaggio di... Lasciamo stare, è un segreto che deve scendere nella tomba con noi.
Intanto rifiutai recisamente di veder l’archivio.
— Allora andiamo al castello, — mi disse Mario. — Peccato poi che è tardi, se no, dopo t’avrei condotto a due miglia di qui, ad una certa torre detta della Rea. Un marito vi tenne chiusa non so quanto tempo la moglie. Su quel tema un parroco qui del paese ha scritto un dramma: Un piccolo dramma, diceva lui, uso Shakspeare!
Si dice che sotto terra vi sia la solita strada che comunica col castello. Una favola: qui c’è l’acqua ad ottanta centimetri di profondità; altro che strade!
Al castello mi fece osservare, alla luce dubbia del crepuscolo, la perfetta conservazione della torre, la coda di rondine dei merli (fenomeno che può parer strano ad un ornitologo, ma naturalissimo ad un archeologo). Sopratutto poi: alcuni colpi di scure sulla porta e la data 1618.
— Ecco una data che si riferisce ad una tradizione locale. Nei villaggi vicini quei di Murello son detti i testardi.
— Poteva immaginarlo, — gli dissi.