Mi domando ora come sarebbe finita se egli si fosse avanzato e mi avesse toccato.
Poi lo vidi ritrarsi mormorando e guardar verso la porticella della strada. Mi volsi; un cane da caccia era entrato tutto bagnato, e col pelo aggrommato dal fango.
Poi entrò Miniuti tutto elegante nel suo abito di velluto verde, colle uose fin sopra il ginocchio; gran carniere, ricco fucile.
Il servo mi gettò ancora uno sguardo di sbieco, poi prese una faccia tutta sorridente, ritirò il carniere dalle mani di Miniuti, fece le viste di trovarlo pesante, palpò per di fuori l’ammasso confuso di peli fulvi e di piume scure chiuso fra le maglie, e disse: Ah! il signore ha fatto buona giornata... oggi..., come sempre.
— Asciuga il cane, Lafleur, e dagli subito la zuppa...
Udii un fruscio leggiero in alto... una bella testina si era affacciata tra le foglie che coprono tutto il balcone.
Una ninfa tra i pampini.
Poi si ritrasse sorridendo e ricomparve nella penombra della scala interna. Un momento dopo era sulla soglia.