(14º)

Qual contrattempo cotesta pioggia! Oggi farei inutilmente la gita, Miniuti deve essere rimasto in casa, ella certo non può uscire.

Ecco tre giorni trascorsi in Paradiso. Ora ci siamo di nuovo al dover scrivere per passare questo periodo di febbre.

Penserò a lei, a questi tre giorni di ebbrezza nei quali l’ho veduta e le ho parlato. Miniuti esce a caccia il mattino, non rientra che a sera.

Sono contento d’aver trovato modo d’evitar la strada, prendendo pel bosco di Vallombrosa, scendendo nella macchia, lungo il Rio caldo, arrivar così senza incontri fino al boschetto della Petriera e penetrarvi non veduto.

Possa quel boschetto restare eternamente in piedi, possano i suoi pioppi e le sue quercie, risparmiate dalla scure, dai fulmini, dai venti, crescere secolari ed altri amanti dell’avvenire, dopo aver attraversate sotto i raggi ardenti del sole, nel tremolio dell’aria brulicante di vapori, le terre lavorate che lo circondano, ondulanti lontano come il mare, trovar nella sua ombra deliziosa, come ho trovato io, il refrigerio del corpo e quello dell’animo.

I giorni di sofferenza, di amarezza, mi paiono lontani tanto... quasi impossibili nell’avvenire.

Come il primo giorno ella venne in fretta, pallida, ansante. Volevo prenderle la mano, parlare.

— Lo so,... mi disse, v’intendo,... se è così partite.